Giuseppe Amoretti

Giuseppe Amoretti, detto Baldo (Sanremo, 2 giugno 1902Kōbe, 27 gennaio 1941), è stato un politico, giornalista e antifascista italiano, tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e amico di Antonio Gramsci.

Giuseppe Amoretti

Membro del Comitato centrale del Partito Comunista d’Italia
(dal VII Congresso dell’Internazionale Comunista)
Durata mandato Agosto 1935 
Agosto 1938
Cotitolare Aladino Bibolotti, Domenico Ciufoli, Giuseppe Di Vittorio, Giuseppe Dozza, Egidio Gennari, Enio Gnudi, Ruggero Grieco, Luigi Longo, Cesare Massini, Mario Montagnana, Celeste Negarville, Teresa Noce, Agostino Novella, Attilio Tonini, Luigi Viana e Ezio Zanelli
Predecessore Comitato centrale dal VI Congresso dell’Internazionale Comunista
Successore Scioglimento del Comitato centrale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista d’Italia
Università Università di Torino e Scuola Internazionale Lenin
Professione Giornalista

. . . Giuseppe Amoretti . . .

Giuseppe Garibaldi Luigi Amoretti nacque a Sanremo il 2 giugno 1902 da Gaspare e Carolina Margier; il padre era professore e poeta di idealità garibaldine e socialiste. Giuseppe fin dall’età di sedici anni, quando era ancora studente liceale, partecipò come giovane militante socialista alla fondazione di circoli giovanili ed all’organizzazione di movimenti di massa. In quel periodo fu collaboratore del giornale socialista locale La Parola.

Venuto a Torino per gli studi universitari, entrò in contatto con il movimento operaio, lavorando fin dal 1918 alla edizione piemontese dell’Avanti!, su presentazione di Giacinto Menotti Serrati, e al settimanale L’Ordine Nuovo, di Antonio Gramsci, dove rimase fino al 1923, e dove era il redattore più giovane. Divenne amico di Gramsci e sostenne il movimento operaio nei mesi dell’occupazione delle fabbriche militando nella sinistra socialista.

Nel gennaio 1921 si iscrisse al neonato Partito Comunista d’Italia. Dopo la distruzione della redazione dell’Ordine Nuovo da parte delle squadre fasciste nel 1923, si trasferì a Trieste assumendo l’incarico di redattore al Lavoratore. Nel capoluogo giuliano fu arrestato e sottoposto a processo insieme ad alcuni compagni con l’imputazione di attività sovversiva al soldo dell’Internazionale Comunista. Dopo quaranta giorni di carcere, venne tuttavia assolto e rimesso in libertà.

Fu giornalista all’Unità di Milano negli anni di semi-illegalità del suo partito (19241926), e, a fianco di Palmiro Togliatti e Camilla Ravera, nella direzione provvisoria del partito, nominata nel 1923. Nel 1926 fu aggredito e percosso da alcuni squadristi durante un comizio tenuto alla periferia di Milano. Sotto lo pseudonimo di “Vicentini” lavorò poi alcuni mesi a Roma nell’organizzazione clandestina del Partito Comunista che operava nella capitale. Nello stesso anno, negli ultimi mesi, fu incaricato di sottrarre Gramsci alla minaccia di arresto, ma non riuscì nell’intento.

Nel 1927 la Segreteria comunista lo chiamò, insieme alla Ravera e ad Anna Bessone, ad animare un “Centro interno” aperto a Genova Sturla nella casa diventata in seguito nota con il nome di “Albergo dei Poveri“. Verso la fine dello stesso anno partecipò con Girolamo Li Causi e Edoardo D’Onofrio all’organizzazione di un altro “centro interno” per l’Italia meridionale e centrale con sede a Roma, dove si stabilì in via Panisperna insieme ad Anna Bessone. Nel maggio 1928 l’organizzazione romana del partito venne scoperta dalla polizia fascista e tutti i suoi capi arrestati l’11 del mese. Amoretti e la Bessone furono allora condannati dal Tribunale speciale rispettivamente a 13 e 8 anni di reclusione.

Trascorse il periodo della prigionia nel carcere di Regina Coeli a Roma nel corso della fase istruttoria e processuale dal giugno 1928 al gennaio 1929; nel penitenziario di Fossombrone nel periodo della segregazione cellulare dal gennaio 1929 al gennaio 1931; nello stabilimento penale di Padova dal gennaio 1931 all’agosto 1932; nel carcere di Civitavecchia (dove fu compagno di cella di Mauro Scoccimarro e Giuseppe Berti) dal novembre 1932 al maggio 1933 e infine nel tubercolosario dell’isola di Pianosa fino alla scarcerazione, avvenuta nel 1934 per effetto di una serie di amnistie e indulti. Durante gli anni trascorsi in carcere conobbe vari esponenti dell’antifascismo militante tra cui Pietro Secchia, Umberto Terracini e Sandro Pertini, e scrisse almeno tre quaderni su argomenti filosofici, uno solo dei quali si è conservato.

Dopo la liberazione espatriò clandestinamente in Francia recandosi a Parigi, dove lavorò presso la Segreteria del partito. Rimase nella capitale francese fino al settembre 1935, quando venne assegnato alla Scuola Internazionale Lenin di Mosca, che raggiunse con un passaporto intestato ad Aldo Neri. A Mosca ritrovò la sua compagna Anna Bessone, che aveva sposato in carcere nel 1934 e dalla quale ebbe Mario, nato nella capitale sovietica il 13 novembre 1936. Verso la fine del 1937 venne affiliato alla Sezione italiana dell’Internazionale Comunista ed entrò a far parte della direzione della Sezione di lingua italiana della Radio di Mosca per l’estero.

Nel dicembre del 1940 l’Internazionale Comunista gli affidò l’incarico di coordinare l’attività politica del partito presso la comunità italiana negli Stati Uniti d’America. Il 20 dicembre 1940 lasciò Mosca insieme alla moglie e al figlio per raggiungere New York attraverso la Siberia, il Giappone e il Messico, con un passaporto falso intestato ad un commerciante argentino di nome Carlo Gasparini. Nel corso del viaggio si ammalò però di polmonite e il 27 gennaio 1941 morì a Kōbe in Giappone. Le sue ceneri vennero quindi riportate a Mosca dai suoi familiari.

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